Nel panorama musicale contemporaneo, j-hope dei BTS torna sotto i riflettori con una forza nuova, maturata durante il suo recente percorso personale e artistico. Dopo aver completato il servizio militare obbligatorio nel 2024, l’artista sudcoreano si presenta con una consapevolezza rinnovata e una visione più profonda della musica e della vita.
In un’intervista esclusiva al Zach Sang Show, j-hope si racconta senza filtri: parla del suo ritorno in studio come solista, del lavoro con artisti del calibro di Miguel e Pharrell Williams, dell’uscita di brani come MONA LISA e Sweet Dreams e del suo desiderio di esplorare nuovi territori sonori e visivi.
Tra introspezione e sperimentazione, emerge un lato più rilassato, sensuale e autentico dell’artista, che torna anche alle sue radici nella danza.
j-hope riflette sul significato dell’amore, sul valore dell’autenticità, su ciò che ha imparato dal tempo trascorso nell’esercito e sulle prospettive future dei BTS.
Un incontro intimo e profondo con uno degli artisti più poliedrici del K-pop, che non smette mai di reinventarsi.
Di seguito la traduzione dell’intervista:
Zach: Ciao, meravigliose persone! Io sono Zach, lui è Dan.
Oggi abbiamo l’onore di accogliere per la prima volta in studio un artista rivoluzionario, un ballerino leggendario, e membro di una delle band più influenti al mondo. È qui con noi come solista, portando un’energia straordinaria. Diamo il benvenuto a j-hope!
j-hope: Grazie per avermi invitato. Davvero, grazie! Essere qui è un onore.
Zach: Anche per noi è un vero onore averti qui. È passato tantissimo tempo dall’ultima volta che ci siamo incontrati di persona, forse otto anni fa. Certo, ci siamo rivisti più volte su Zoom, ma ritrovarsi dal vivo dopo così tanto tempo è davvero speciale. Il tempo è volato. Vederti oggi riporta alla mente tanti ricordi… sono davvero emozionato per questa giornata.
j-hope: Anche io sono molto emozionato. È passato così tanto tempo che mi vengono in mente tanti ricordi del passato. Oggi sarà una giornata davvero speciale.
Zach: Ci sono tanti capitoli di cui parlare, ma partiamo da qui: cosa significa portare la speranza sul palco?
j-hope: Credo significhi mostrare me stesso per quello che sono, senza filtri. Non c’è un significato troppo complicato: desidero semplicemente condividere con il pubblico le emozioni e le ispirazioni che mi guidano nella musica, attraverso le mie performance. Ultimamente sento di riuscire davvero a trasmettere tutto questo, e ogni giorno, per me, assume un significato speciale.
Dopo anni di concerti e attività con i BTS, esibirmi da solo e pubblicare musica come solista è stata una sfida importante. Ma sento di star crescendo molto, sia come artista che come persona. Questo percorso mi sta arricchendo profondamente, e credo che in futuro riuscirò a mostrare lati ancora più autentici e maturi di me stesso.
Zach: Cantare ed esibirsi in inglese è stato difficile?
j-hope: Sì, è stata una grande sfida. In passato ero molto coinvolto in ogni aspetto creativo, ma questa volta ho avuto l’opportunità di collaborare direttamente con produttori che ammiro, entrando in contatto con nuove culture in modo più diretto. È stato un processo di apprendimento continuo.
A Los Angeles c’è una grande passione per la musica, l’energia è incredibile. Ho partecipato a tante sessioni, provando diversi brani e cercando quelli che rispecchiassero davvero la mia identità. Volevo creare canzoni in un ambiente positivo, stimolante, in cui potessi esprimermi liberamente.
Zach: Vederti creare Mona Lisa in studio è stato davvero speciale: il tuo corpo sembrava già conoscere la coreografia. Hai fatto quel gesto della cornice con le mani appena pochi minuti dopo aver ascoltato la traccia per la prima volta. Quando entri in studio, con che atteggiamento lo fai? Hai obiettivi chiari in mente?
j-hope: In realtà cerco di non portare nulla con me, mi presento in studio con la mente libera. Quando sento un suono che mi colpisce, inizio a costruirci intorno la canzone, lasciandomi guidare dall’istinto. Se arrivo con idee troppo rigide, spesso non funzionano. Per me la spontaneità è fondamentale.
Zach: Cosa cattura la tua attenzione quando ascolti una traccia? Nel caso di Mona Lisa, cosa ti ha colpito in particolare?
j-hope: Mi sono chiesto: che tipo di visual potrei creare danzando su questa musica?
Ho riflettuto molto su come esprimere in modo autentico ciò che ascolto, soprattutto quando si tratta di sonorità popolari nel mercato americano. Volevo capire come farle mie, come raccontarmi attraverso di esse. È stato un processo naturale: la coreografia e la canzone sono nate insieme, in modo spontaneo.
Zach: Come nascono movimenti particolari come il gesto della cornice con le mani?
j-hope: Per me la parola d’ordine è “divertimento”. Anche in coreografie come “Chicken Noodle Soup” mi sono sempre chiesto come rendere ogni movimento visivamente coinvolgente. Quando ho ascoltato “Mona Lisa”, ho pensato che sarebbe stato divertente esprimere la canzone anche con gesti particolari, come quello della cornice, per catturare l’attenzione del pubblico non solo con la musica ma anche con il corpo.
Di solito, all’inizio del processo creativo, non intervengo troppo. Ogni fase ha i suoi esperti, e io aggiungo il mio punto di vista alle idee che mi vengono proposte. È così che nascono brani come “Mona Lisa”.
Quando lavoro da solo, sento sempre una certa pressione, ma questa volta sono riuscito ad affrontarla con più leggerezza e divertimento, sia con “Mona Lisa” che con “Sweet Dreams”.
Credo che la musica che creo rifletta sempre l’età e il momento che sto vivendo. Cerco di essere sincero con le emozioni che provo e ora volevo mostrare un lato diverso di me, perché chi mi segue si aspetta sempre qualcosa di nuovo. Sono convinto che questo influenzerà positivamente la mia musica futura.
Zach: Uno degli obiettivi era proprio collaborare con nuovi autori e produttori per definire il “vibe” di j-hope. Ma cosa rappresenta davvero “j-hope”? È un’estensione di te stesso o una versione artistica a parte?
j-hope: Credo che sia un po’ entrambe le cose: un’estensione di me, ma anche qualcosa di completamente nuovo. Voglio costantemente sperimentare e mostrare lati diversi di me stesso. Penso che questa sia la vera forza di j-hope: riuscire a esprimere una vasta gamma di sfumature. Nei concerti cerco sempre di far emergere tutte queste diverse anime, e continuerò a farlo.
Zach: Come descriveresti questa nuova fase rispetto a “Jack in the Box”?
j-hope: “Jack in the Box” esprimeva emozioni intense, passione e ambizione. Oggi, invece, sento di aver superato molte di quelle sensazioni, raggiungendo una maggiore serenità e maturità.
I miei nuovi singoli, come “Sweet Dreams” e “Mona Lisa”, riflettono proprio questo cambiamento.
In questi ultimi progetti mi sono chiesto: come posso interpretare e trasmettere il significato dell’amore attraverso la mia musica? Se prima raccontavo la mia storia personale, ora voglio immergermi più a fondo in cosa l’amore rappresenta per me.
Zach: Cosa significa per te l’amore?
j-hope: L’amore è un sentimento semplice, eppure spesso assente nelle nostre vite.
Se anche solo una persona, ascoltando la mia musica, riuscisse a riscoprire o a sentire un frammento di questo sentimento, per me sarebbe già un enorme successo.
L’amore può manifestarsi in tante forme: verso gli animali, verso gli altri, ma anche verso se stessi.
Il mio intento è quello di esprimere un amore universale, senza limitarlo a un’unica dimensione. Non voglio dire come si debba amare, ma semplicemente trasmettere quell’emozione pura e sincera.
Zach: Perché ora hai scelto di parlare d’amore?
j-hope: Non è una questione di età, ma di naturale evoluzione. Volevo mostrare una maggiore maturità e anche un lato più sensuale di me, sempre restando fedele a ciò che sono.
Zach: La collaborazione con Miguel per “Sweet Dreams” com’è nata?
j-hope: Quando ho ascoltato la base di “Sweet Dreams”, ho pensato subito che Miguel fosse l’artista perfetto per darle equilibrio.
Lo seguo da quando sono giovane e per me rappresenta autenticità e profondità.
Ho sentito che con lui la canzone avrebbe trovato la sua vera essenza.
Zach: In “Sweet Dreams” c’è una citazione ai Gemelli, come già in altri brani. C’è un motivo?
j-hope: In realtà non conosco molto i segni zodiacali, ma i produttori con cui lavoro amano inserirli come citazioni, trasformandoli in un elemento divertente all’interno dei brani. Anche in “LV Bag” è nato spontaneamente durante la scrittura.
In Corea, al momento, è molto popolare l’MBTI, ma non sono un esperto né di segni zodiacali né di MBTI. So però che nel mondo i segni zodiacali suscitano molta curiosità.
Zach: Ti consideri più progressista o conservatore?
j-hope: Credo di essere più progressista, mi piace provare cose nuove e creare. Sono sempre curioso di sperimentare.
Zach: Com’è stato collaborare con Pharrell e Don Toliver, considerando che siete in città diverse?
j-hope: Pharrell lavora principalmente a Parigi, Don è a Los Angeles e io sono in Corea, quindi gran parte del lavoro è avvenuto a distanza, scambiandoci file. Per esempio, su “LV Bag” Pharrell mi ha guidato tramite Zoom, e poi ci siamo incontrati a Parigi per il mixaggio finale.
Zach: “Hope on the Street Vol.1” è stato registrato prima del servizio militare, mentre tutto il resto è arrivato dopo. Com’è stato questo passaggio?
j-hope: “Hope on the Street Vol.1” rappresentava un momento in cui stavo cercando me stesso, tornando alle radici della danza.
Era anche un regalo per i fan che mi aspettavano durante il servizio militare. Ora che è finito e lavorando a nuovi brani come “LV Bag”, “Sweet Dreams” e “Mona Lisa”, sento molto la differenza tra il periodo prima e quello dopo il servizio.
Durante il servizio ho imparato quanto le persone e le emozioni possano essere diverse.
Prima di partire avevo già lavorato a “Neuron”, ma dentro di me mi chiedevo: per cosa viviamo davvero? Credo che il movimento, il non fermarsi mai, sia fondamentale. Questa mentalità mi ha aiutato anche durante il servizio, a non arrendermi mai.
Appena congedato, sono volato subito a Los Angeles perché volevo ri-adattarmi rapidamente a una cultura che amo, immergermi nella musica e imparare divertendomi.
Zach: Quanto è stato importante per te tornare alle radici della danza con i NEURON?
j-hope: Fondamentale. Se non avessi vissuto quel periodo, forse non avrei mai scoperto quanto amo la danza. Mi ha insegnato che, quando ami qualcosa, puoi davvero superare ogni limite. La danza è la mia vita, la mia passione più grande.
Anche i membri dei BTS mi hanno aiutato tanto a scoprire nuove sfumature della musica. Ho imparato da loro come esprimere le mie emozioni musicali in modo diverso, soprattutto quando ho iniziato a produrre e rappare.
Zach: Cosa pensi del futuro dei BTS come gruppo?
j-hope: Credo che il percorso individuale di ognuno di noi sia fondamentale. Ognuno sta crescendo con le proprie esperienze e, quando ci riuniremo, porteremo nuova energia e ispirazione nella musica dei BTS. Solo così potremo continuare a evolverci come gruppo.
Zach: All’inizio della carriera, voi BTS eravate sempre uniti, ma ora ognuno di voi sta crescendo anche come solista. In un documentario, i membri dei NEURON hanno detto che all’inizio si sono sentiti un po’ intimoriti dal tuo successo, ma poi hanno visto che sei rimasto lo stesso.
Come fai a mantenere questa fedeltà a te stesso?
j-hope: Restare fedeli alle proprie radici non è mai facile, ma cerco sempre di non perdere di vista il mio punto di partenza.
Cambiare fa parte del percorso, ma per me è fondamentale mantenere vivo quel nucleo autentico dentro di me. Non significa sforzarsi a restare uguali, ma ricordare sempre da dove veniamo.
Quando ho incontrato di nuovo i NEURON, credo che questa autenticità sia emersa in modo del tutto spontaneo.
Anche per voi che fate interviste, penso sia importante ricordare chi vi ha sostenuto all’inizio.
Per me, le persone che mi hanno accompagnato nei primi passi sono fondamentali, e sono davvero felice di aver ritrovato quell’energia positiva con i NEURON.
Zach: Il tuo livestream è stato iconico, molto trasparente e ha permesso ai fan di sentirsi vicini a te.
j-hope: Quando ho pubblicato “Sweet Dreams”, volevo trovare un modo speciale per connettermi con i fan.
Era il mio primo singolo dopo il servizio militare, un vero regalo per chi mi aveva aspettato tutto quel tempo. Così ho pensato: perché non fare una diretta streaming e condividere quel momento con tutti?
È stato incredibile vedere quante persone si sono collegate, sinceramente non me lo aspettavo.
Zach: Cosa pensi di tutti questi gesti e meme che i fan creano su di te?
j-hope: Non lo so, ma mi fa sorridere. Sono cose carine, mi fa piacere che i fan si divertano così tanto e che trovino modi creativi per esprimere il loro affetto.
Zach: Potrei parlare con te per ore.
È difficile scegliere, ma cosa ti motiva di più: i risultati raggiunti o il sostegno dei fan?
j-hope: È davvero difficile dare una risposta semplice. Certo, i traguardi raggiunti sono incredibili e mi riempiono di gioia, ma non ho mai vissuto pensando solo a obiettivi o risultati. Ogni volta che raggiungo qualcosa, ne traggo molta energia e motivazione, e sapere che così tante persone mi apprezzano e mi sostengono è una spinta enorme.
Detto questo, non sono il tipo che vive esclusivamente per i successi o le conquiste. Se dovessi indicare la mia motivazione più grande, direi che viene dal sostegno dei fan e dal desiderio di restituire loro energia positiva attraverso la mia musica.
Voglio vivere la vita divertendomi e sono profondamente grato a tutti coloro che mi supportano e mi vogliono bene. Sento sempre il bisogno di ricambiare tutto questo affetto, restituendo qualcosa di speciale a chi mi segue con così tanto cuore.
Zach: Sei davvero straordinario. Grazie per essere qui, per il tuo tempo e per questa splendida intervista.
Sai, per fare un tango ci vogliono sempre due persone.
Posso dirti che hai un sorriso davvero bellissimo.
j-hope: Grazie!
Zach: Hai uno stile unico e un’energia contagiosa e positiva. Sei davvero speciale, ti ammiro tantissimo. Abbiamo parlato a lungo, spero che tu sia stato benissimo.
Spero ci sarà presto un’altra occasione come questa per rivederti. È stata un’intervista davvero bella, ti apprezzo davvero tanto.
j-hope: Anch’io ti apprezzo molto.
Zach: Grazie mille, ne avevo proprio bisogno! Grazie a te per essere stato qui, e grazie a tutti quelli che ci hanno seguito.