“Ogni volta che il tuo cuore mi chiamerà, io verrò da te”: la forza del destino in A Time Called You.

By Sirio
9 Min Read

Chi guarda K-drama sa che periodicamente uscirà quella storia che entrerà nel suo cuore e lascerà un’impronta indelebile. Ogni volta, a visione terminata, si ha quella sensazione di vuoto e smarrimento, accompagnata dalla convinzione che non si vedrà mai più qualcosa di altrettanto coinvolgente e appassionante. Chi scrive ha provato queste emozioni diverse volte, seppur con un diverso grado di intensità; la prima volta fu diversi anni fa, con la visione di “Goblin”, al termine del quale ha pensato non avrebbe più visto nulla di altrettanto struggente e perfetto, sia sul piano della narrazione che della produzione, nonché nella recitazione, grazie alla capacità degli attori di coinvolgere e convincere. Poi però sono arrivate produzioni come “Moon Lovers: Scarlet heart Ryeo” e “The Red Sleeve”; ebbene, oggi si aggiunge “A Time Called You”.

Il tempo per noi” nella versione in italiano, è un drama destinato a far parlare a lungo di sé. Sia per la tematica affrontata, la forza di quell’amore stabilito dal destino e del suo sapersi adattare alle pieghe del tempo, sia per la qualità con cui è stato realizzato, sostenuto da una narrazione incalzante, ricca di dettagli e colpi di scena, che non concede nemmeno un minuto di respiro durante tutti i 12 episodi che lo compongono.

La trama non è di facile comprensione, soprattutto nei primi episodi. La costruzione del processo causa-effetto viene messa in discussione più volte anche all’interno dei singoli episodi e ciò può creare una sensazione di confusione. Tuttavia, proseguendo nella visione si comprende come ogni singolo dettaglio non vada isolato e osservato al microscopio, ma letto all’interno della globalità dell’intera storia. A Time Called You non è un drama che si presta ad essere visto a spizzichi e mozzichi, ma richiede un’immersione totale. Ogni singolo avvenimento, ogni dialogo, ogni frase pronunciata dai protagonisti, assumono un senso maggiore con lo scorrere degli episodi. Come accennato, i colpi di scena non mancano e spesso ciò che si credeva di aver compreso o che ci si aspettava accadesse viene messo in discussione da un nuovo avvenimento.

Sei Nam Si-heon o Koo Yeon-jun? – Han Jun Hee

Non volendo rovinare la visione a quanti ancora non avessero deciso di affrontare questo drama, dirò poche cose sulla trama. La vicenda ruota intorno alle vite di Han Jun-hee / Kwon Min-ju e Koo Yeon-jun / Nam Si-heon i quali, accompagnati da una serie di altri personaggi, talvolta anche inaspettatamente rilevanti, si inseguono nelle pieghe del tempo per poter vivere la loro storia d’amore. Un mangiacassette magico consente ai protagonisti di fare dei viaggi nel tempo, che li portano dal 2023 al 1998, passando per gli inizi degli anni 2000, mentre la colonna sonora affidata alle note di “Gather My Tears” (Seo Ji-Won, 1996) sostiene l’atmosfera di tutto il racconto, anticipandone quasi dei pezzi di trama. Il brano scelto come OST esprime esso stesso attraverso le parole del testo un sentimento di nostalgia e struggimento. La canzone esplora il dolore di lasciar andare qualcuno che è andato avanti insieme a un’altra persona. Il cantante dedica una lettera al cielo, raccogliendo le proprie lacrime come mezzo simbolico per esprimere le proprie emozioni. Il ritornello esprime la determinazione nell’attendere il ritorno della persona amata; egli crede che se la lettera delle sue lacrime raggiungerà il cielo, la persona che desidera tornerà da lui. Questa fede incrollabile nel loro amore e l’atto di raccogliere le lacrime dimostrano la profondità della loro devozione.


Mia cara, ti aspetterò
Quando la voce delle mie lacrime arriverà in cielo, oh
Un giorno tu tornerai da me
A raccogliere le mie lacrime, crederò in questo
(Seo Ji-Won, Gathers my Tears)

La trama da sola, che funziona in maniera impeccabile, non sarebbe altrettanto valida senza la strepitosa interpretazione degli attori protagonisti. Ahn Hyo-seop e Jeon Yo-been danno vita ai loro personaggi in maniera ineccepibile, dando prova di una grande versatilità e abilità recitativa. Lo sguardo di Ahn Hyo-Seop, con quel misto di amore disperato, dolore e determinazione, spesso ha la capacità di comunicare più di mille parole. Che si tratti di Koo Yeon-jun o di Nam Si-heon, i due personaggi da lui interpretati, il ventaglio delle emozioni che attraversano il suo cuore sono perfettamente percepibili semplicemente guardandolo negli occhi. Allegria e profondo dolore si alternano in un fluire indisturbato. Così come l’abilità di Neon Yo-been di passare dalla vitalità e allegria di Jun-hee, al silenzio malinconico di Min-ju, fanno si quasi ci si dimentichi che le due ragazze sono interpretate dalla stessa attrice, tanto sono netti i tratti che le contraddistinguono, fin quasi a percepire un leggero cambiamento nei tratti del viso. I personaggi interpretati da Yo-been paiono talvolta amalgamarsi come acqua e olio: in alcuni momenti non si riesce a cogliere chi tu stia guardando, salvo poi separarsi naturalmente e disporsi secondo le personali peculiarità.

Un accenno merita anche il cameo di Rowoon nel ruolo di Tae-ha, amico di Koo Yeon-jun. Le poche scene recitate dai due rappresentano uno dei momenti di maggior pathos dell’intero drama, nonché un esempio di come nella vita, anche all’improvviso, tutto possa cambiare e condurci verso un destino che nemmeno immaginavamo. Nei gesti dei due ragazzi vi è una comunicazione allo stesso tempo forte e delicata. In questo drama, a ben vedere, gli sguardi dei personaggi maschili, compresi quelli di Jung In-gyu, fanno più rumore delle parole stesse.

Non c’è bisogno che tu me lo dica. Anche se non me lo dirai, ti riconoscerò. In qualsiasi momento e in qualsiasi luogo ci incontreremo, saprò riconoscerti nel momento stesso in cui ti vedrò. Proprio come ho fatto in questa vita. – Koo Yeon Jun

Quando ero bambina mia nonna, nel suo dialetto veneto stretto e con quella pragmaticità tipica di chi ha attraversato una guerra, era solita dirmi “piccola mia non disperare, il pane che è destinato a te nessuno te lo mangia”.

A Time Called You parla (in maniera decisamente più romantica) proprio di questo, dell’ineluttabilità del destino, della forza dell’amore, ma anche delle conseguenze delle nostre scelte e azioni. Talvolta non ci rendiamo conto di dove porteranno i passi che compiamo nella nostra vita; altre volte vorremo con tutti noi stessi pilotare il corso degli eventi per far sì che determinate cose si verifichino o meno. Tuttavia, per quanto ci sforziamo di piegare il tempo a nostro favore, nulla potremo contro la forza del destino. 

Se ancora non avete visto questo piccolo gioiellino, vi consiglio di programmare la visione in un futuro non troppo lontano. L’arrivo della stagione fredda, un caldo plaid e una bevanda calda confortante, saranno i vostri compagni ideali durante tutti i 12 episodi (consiglio anche dei kleenex, non si sa mai…).

Te lo prometto. Ti troverò sicuramente. Non importa quando o dove sarai. Ci rincontreremo sicuramente. Verrò a cercarti nel tempo per noi. – Nam Si Heon

 

A Time Called You può essere visto su Netflix.

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Architetto paesaggista e Ph.D candidate in urbanistica, osservo la Corea del Sud attraverso la lente del progetto, tra spazio urbano, trasformazioni sociali e tradizione architettonica. Appassionata di k-pop e k-drama dal 2018, ARMY e ATINY nell’anima e nel cuore, intreccio il mio percorso di ricerca con l’esplorazione delle dinamiche culturali contemporanee.